Da non perdere

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Da non perdere2018-08-15T16:55:16+00:00

Tutto il territorio della Diocesi comprende 15 comuni con oltre 2.770 km quadrati. offre gioielli da non perdere, sia legati al turismo diffuso che da ricercare da soli nei piccoli e storici borghi della Maremma, del mare, della collina e della montagna. Riportiamo di seguito alcuni esempi di luoghi da non perdere nel programma del proprio viaggio. La pagina, scorrendo, mostra le 3 aree del comprensorio con una ricca galleria fotografica: Le Terre del Tufo e le colline; Il mare, le isole e il cuore della Maremma; La montagna. Buona navigazione!

LE TERRE DEL TUFO E LE COLLINE

PITIGLIANO

Pitigliano trae le sue origini dal periodo etrusco, circondata da numerose aree archeologiche databili tra il VII ed il II secolo a.C.).

Il nome sembra derivare all’epoca della romanizzazione ed infatti, un’antica leggenda, narra che due esuli romani, dopo aver rubato la corona dalla statua di Giove Statore dal Campidoglio di Roma, scapparono perché inseguiti dall’esercito. Giunti in Etruria, trovarono protezione rifugiandosi sopra l’impervio sperone tufaceo sul quale ancora oggi è arroccata la città. I due esuli, i cui nomi erano Pitiglio e Celiano, decisero di fondare in questo luogo una nuova città e, unendo i loro nomi,  le conferirono il nome attuale.

Pitigliano divenne così una discreta città romana e tale rimase fino alla caduta dell’Impero. In epoca medievale fu uno dei tanti castelli della famiglia Aldobrandeschi, ma con il matrimonio tra Anastasia Aldobrandeschi e Romano Orsini, tutto il feudo passò in mano a questa nobile famiglia romana. La città si sviluppò notevolmente fino a diventare il centro più importante dell’Alta Maremma. Inoltre, nel XVI secolo diventò il rifugio per una vasta colonia di esuli Ebrei costretti a scappare dallo Stato Pontificio. Fondarono una comunità che nel tempo divenne molto numerosa e che ha fatto guadagnare a Pitigliano  l’appellativo di «Piccola Gerusalemme».

Oggi Pitigliano è la città più grande del territorio nonché il punto di riferimento per tutto ciò che concerne la vita sociale, economica ed amministrativa della Zona dei Tufi.

– Il suggestivo e unico panorama visto dalla Madonna delle Grazie

– L’acquedotto mediceo

– Il Palazzo Orsini (www.palazzo-orsini-pitigliano.it)

Piazza della Repubblica e Piazza Fortezza Orsini

– La cattedrale dei Santi Pietro e Paolo

Piazza San Gregorio VII

– Il quartiere ebraico con la suggestiva sinagoga (www.lapiccolagerusalemme.it)

Via Zuccarelli e Vicolo Manin

– Il Museo civico archeologico e il Museo all’aperto «Alberto Manzi»

Piazza Fortezza Orsini

– La Via Cava di San Giuseppe

Strada Provinciale per Sovana

SOVANA

Tra le città collinari dell’entroterra maremmano, indubbiamente Sovana è la più importante.  Città etrusca per eccellenza, sorge sopra uno sperone di tufo che ne ha garantito la difesa fin dall’antichità. La sua posizione lungo la media valle del fiume Fiora, rappresentò un rifugio sicuro per i mercanti etruschi lungo la rotta commerciale seguita per trasportare a valle il mercurio estratto sul monte Amiata. Ciò permise un notevole sviluppo economico e culturale di cui sono testimonianza le pregevoli tombe rupestri che caratterizzano la sua vastissima necropoli. Nell’anno 832 la città venne scelta dalla potente famiglia longobarda degli Aldobrandeschi come sede del grande feudo di Maremma. Fu in questo periodo che Sovana vide il suo momento di massimo splendore politico che toccò l’apice nell’anno 1073 quando il suo più illustre cittadino, «Ildebrando da Soana», salì al soglio pontificio con il celeberrimo nome di Papa Gregorio VII.  Nel 1313 il feudo passò per matrimonio agli Orsini, ma il progressivo declino del sistema feudale nonché la conquista da parte della repubblica di Siena (1410) provocarono la distruzione ed il quasi totale abbandono della città. Drammatici eventi che segnarono per sempre le sorti della città ma che paradossalmente hanno consentito la perfetta conservazione del suo impianto urbano e dei suoi pregevoli monumenti, tanto che oggi il borgo appare ai nostri occhi come un perfetto modello di architettura medievale in ottimo stato di conservazione.

Passeggiando per le sue strade lastricate in mattoni rossi alla maniera senese sembra di entrare in un salotto, mentre i suoi monumenti incutono nell’animo una sensazione di timore e di rispetto dei fasti passati.

– Cattedrale di San Pietro

Piazza Duomo

– Chiesa di Santa Maria e Museo di San Mamiliano

Piazza del Pretorio

– Necropoli etrusca e vie cave

Strada Provinciale per San Martino Sul Fiora

SORANO

Il borgo di Sorano sorge arroccato sulla cima di una ripida collina tufacea, circondata dalla profonda valle del fiume Lente. Le prime documentazioni storiche, come dimostrano le aree archeologiche circostanti, risalgono al periodo etrusco. La prima, modesta città ebbe un ulteriore sviluppo dopo la conquista romana dell’Etruria (280 a.C.), ma fu soltanto nel medioevo che gli Aldobrandeschi, signori di Sovana e della Maremma, vi eressero il primo importante castello. La sua arcigna posizione strategicamente fungeva da controllo sulle vie di valle e sulla linea di confine con lo Stato Pontificio. Passato per matrimonio alla famiglia degli Orsini, venne ulteriormente rinforzato mediante la costruzione di un nuovo ed imponente complesso militare la cui funzione era quella di tenere a bada le sempre più forti mire espansionistiche delle signorie limitrofe. Questa situazione politica ispirò sicuramente Cosimo I de’ Medici che nel XVI secolo definì Sorano «lo zolfanello delle guerre nel centro Italia». Oggi Sorano conserva un centro storico pressoché inalterato nelle forme, così che una visita al suo borgo può essere considerata come un viaggio indietro nel tempo, alla scoperta di testimonianze storiche lontanissime.

– Il suggestivo panorama visto dalla strada da Sovana e la necropoli di San Rocco

– Il centro storico

– Monastero Carmelitano Janua Coeli

Frazione di Cerreto

– Vitozza: La città perduta:

Nei pressi di Sorano si trova una tra le più importanti testimonianze di archeologia medievale di tutto il Centro Italia: l’antica città di Vitozza. Questo centro, semi sconosciuto ed oggi completamente abbandonato, è infatti considerato il più grande insediamento di abitazioni rupestri del centro Italia ed è secondo soltanto ai più famosi Sassi di Matera. Il tessuto urbano di Vitozza è caratterizzato da un patrimonio artistico di oltre 200 grotte scavate nel tufo che a partire dal secolo XII servirono come abitazioni umane, ricovero per animali e magazzini. La cultura di abitare nelle grotte era talmente radicata nella mentalità dei suoi abitanti che nel corso del secolo XIX le autorità locali dovettero imporre con la forza l’abbandono delle grotte ed il trasferimento dei loro abitanti a fondare il più moderno borgo di San Quirico. Visitare Vitozza significa letteralmente fare un tuffo nel passato perché il solo entrare nei suoi ambienti ipogei provoca l’immedesimarsi nel sistema di vita medievale, fin quasi a sentire il respiro e le voci dei loro ultimi abitanti. Vitozza è inoltre un importante area naturalistica e tutto il percorso archeologico è accompagnato da una naturale cornice di Macchia Mediterranea che nel suo insieme raccoglie circa l’80% della flora presente in Europa.

N.B. L’itinerario totale si svolge su di un percorso a piedi di circa 5 Km e richiede almeno 2 ore mezzo di visita, nonché attrezzatura ed abbigliamento escursionistico.

ROCCALBEGNA

Il paese di Roccalbegna è inserita in un contesto storico ed ambientale di rara bellezza, nel quale i picchi carsici a strapiombo sul borgo costituiscono una meravigliosa cornice naturalistica, che circonda e risalta la struttura medievale del centro abitato. La posizione fortemente strategica e la conseguente possibilità di controllo delle vie di collegamento verso l’entroterra, finirono per richiamare su Roccalbegna l’attenzione di numerose potenze del tempo, attratte soprattutto dal fatto che in prossimità di questo castello transitava la cosiddetta «Via del Sale».  Oggi il centro urbano di Roccalbegna si presenta ai visitatori come un vero e proprio gioiello architettonico dominato su di un lato da una mole rocciosa, meglio nota come Il Sasso. La sua posizione a strapiombo sul caseggiato ha dato origine nel tempo, al detto «se il sasso scrocca addio la rocca!». Si suggerisce in particolare di visitare la piazza XX settembre su cui spiccano il palazzo Comunale, la Torre dell’Orologio e la suggestiva Chiesa Parrocchiale, nonché il vicino Oratorio del Crocifisso che conserva una ricchissima raccolta d’arte.

– La Riserva Naturale di «BOSCO di ROCCONI»

 Tutti gli appassionati di escursionismo naturalistico saranno particolarmente felici di sapere che a pochi chilometri da Roccalbegna si trova un’area naturale di grandissimo interesse, acquistata dal WWF nel 1991, e trasformata in un’oasi naturalistica denominata «Bosco di Rocconi». Fra tutte le rarità scientifiche che caratterizzano l’oasi non si possono dimenticare le ben 25 specie di orchidee selvatiche censite, mentre per l’avifauna le rupi di Rocconi sono importantissime per la nidificazione del falco pellegrino e del sempre più raro falco lanario.

SEMPRONIANO

Secondo un’antica leggenda Semproniano fu fondato dal console T. Sempronio Gracco che, dopo aver dato origine alla colonia di Saturnia, si innamorò talmente tanto della collina di Semproniano da decidere di fondarvi una nuova città e di chiamarla Semproniano a perenne memoria del proprio nome. Alcuni scavi archeologici condotti nei pressi della città hanno fatto emergere testimonianze che risalgono al sec. X  a.C. ma le prime documentazioni storiche certe sono riferibili al medioevo.

La collinetta di Semproniano è dominata dalla mole della potente Rocca Aldobradesca, attorno alla quale deve essere sorto progressivamente il Borgo Medievale, che si sviluppa lungo scoscesi pendii. Tra i vari monumenti del borgo spicca la Pieve dedicata ai Santi Vincenzo ed Anastasio.

Poco fuori Semproniano, lungo la strada per Saturnia, un cartello turistico indica la località di Rocchette di Fazio. Luogo di eccezionale importanza storica, tanto da essere considerato uno tra i più importanti castelli di origine templare dell’entroterra maremmano. Percorrendo infatti le silenziose stradine del borgo è facilissimo incappare in iscrizioni e decorazioni dalle quali traspare una arcaica linea simbologica.

SATURNIA

Famosa a livello mondiale per le sue terme di acqua sulfurea dalle indubbie proprietà curative, Saturnia è senz’altro uno dei borghi più belli della Maremma Toscana; le sue origini si perdono nella storia, e numerosi ritrovamenti archeologici testimoniano come il territorio fosse abitato ancora prima dell’arrivo del popolo etrusco. Tra il VII ed il V secolo a.C. come dimostrano le vaste necropoli etrusche, divenne un fiorente centro agricolo e commerciale, ma fu soltanto dopo la conquista romana dell’Etruria (280 a.C.) che Saturnia assunse una propria autonomia politica, fino a diventare il «Municipium» dell’intera area collinare.

Vide la realizzazione della Via Clodia (200 a.C. circa) e di numerose altre opere monumentali, tra cui un notevole impianto termale, palazzi, porte e mura difensive. In epoca medievale fece parte del feudo aldobrandesco, ma le sue sorgenti ben presto richiamarono l’attenzione di numerose città di potere come Siena ed Orvieto che ripetutamente tentarono di conquistarla. Nel 1555 Saturnia fu inglobata nei possedimenti della signoria dei Medici di Firenze, ed infine nel 1737 entrò a far parte del Granducato di Toscana. Nel 1865 Bernardino Ciacci, medico di Pitigliano, acquistò i possedimenti saturnini ormai in totale stato di degrado e sotto la sua spinta la città riprese vita. Furono intraprese opere di risanamento e ricostruzione che ben presto portarono alla realizzazione di un nuovo stabilimento termale. Oggi questa città è uno dei gioielli maremmani e dalla sua sorgente continua ancora oggi a sgorgare una grande quantità di acqua sulfurea (800 l/s) alla temperatura costante di 37.5 °C.

MONTEMERANO

A soli 6 km da Saturnia sorge il piccolo borgo di Montemerano. Importante castello medievale eretto a controllo delle strade che conducevano verso la Maremma interna, occupa una arcigna posizione su di una dolce collinetta circondata dal verde delle piantagioni di ulivi. Il borgo è un piccolo gioiello di architettura rinascimentale ricco di storia e di tradizioni, che  fu a lungo conteso tra le importanti potenze del centro Italia quali i senesi, i fiorentini, gli orvietani e naturalmente gli Orsini di Pitigliano. Lungo i suoi suggestivi vicoli mostra ancora l’importanza storica di un tempo, mentre  La Chiesa di San Giorgio, come uno scrigno, conserva rarissimi affreschi ed altre opere d’arte dei più grandi maestri di scuola senese del ‘400 e del ‘500 quali Sano di Pietro, il Vecchietta ed Andrea di Niccolò.

SCANSANO

Paese ormai famoso per il suo celebre vino rosso denominato «Morellino», Scansano sorge su di una collina a dominare le strade che degradano verso la pianura grossetana. I ritrovamenti archeologici avvenuti nel suo territorio testimoniano una imponente presenza etrusca, ma per avere delle vere documentazioni storiche dobbiamo attendere il medioevo, quando, al pari degli altri centri maremmani, anche Scansano faceva parte del potente feudo degli Aldobrandeschi di Sovana. Durante il XVI secolo la città conobbe un importante sviluppo economico e demografico, dovuto alle attività agricole e minerarie, ma grazie al clima salubre che si respirava sulla sua collina, durante la stagione calda era oggetto di migrazione da parte degli abitanti della pianura, costretti ad abbandonare le loro case per cercare rifugio dai miasmi della malaria. Anche tutta l’amministrazione di Grosseto trasferiva a Scansano i suoi uffici durante l’estate. Questo fenomeno, meglio noto come «Estatatura» è durato fino alla seconda guerra mondiale.

– Il suggestivo panorama

– Il centro storico

– La chiesa di San Giovanni Battista

– Il Museo civico etrusco

– La cantina del Morellino di Scansano DOCG

– L’abitato etrusco di Ghiaccioforte (sec. IV a.C.)

Pomonte, località Aquilaia

MAGLIANO IN TOSCANA

Il territorio attorno al centro di Magliano in Toscana ha riportato alla luce numerose aree archeologiche di epoca etrusca, tra le quali spiccano le necropoli di Heba; durante la dominazione romana, furono utilizzati i preesistenti insediamenti abitativi di origine etrusca. Al sec. V-IV a.C. risale il Disco di Magliano, rinvenuto nel tardo Ottocento e attualmente conservato al Museo archeologico di Firenze, che è risultato fondamentale per la codifica dell’antica lingua etrusca.

Il Medioevo vide la salita al potere degli Aldobrandeschi in tutto il nostro territorio tra i fiumi Fiora e Ombrone. La nobile famiglia iniziò a controllare numerosi centri della provincia di Grosseto, tra cui Magliano in Toscana che venne fortificato con la costruzione della primitiva cinta muraria.

Successivamente il centro passò nelle mani dei Senesi nel corso del Trecento, venendo così inglobato nel territorio della Repubblica di Siena. In epoca rinascimentale, i Senesi effettuarono lavori di ristrutturazione ed ampliamento alle caratteristiche mura di Magliano in Toscana, che hanno conferito alla cerchia muraria gran parte dell’aspetto attuale.

Il dominio senese ebbe termine a metà Cinquecento, quando il centro entrò a far parte del Granducato di Toscana, all’epoca controllato dai Medici, e da allora ne seguì le sorti.

Durante la seconda guerra mondiale, nelle aree rurali nord-occidentali del territorio comunale si perpetrò, in data 22 marzo 1944, il cosiddetto «eccidio di Maiano Lavacchio».

– Il centro storico

– Il camminamento sulle mura medievali con il suggestivo panorama

– Chiese di San Giovanni Battista e San Martino

– Chiesa della Santissima Annunziata, con gli affreschi dei secc. XV-XVI

– L’Olivo della Strega, albero millenario

– La frazione di Montiano, con il suggestivo panorama che degrada sul cuore della Maremma fino all’Argentario

– La frazione di Pereta, con il suggestivo borgo antico

IL MARE, LE ISOLE E IL CUORE DELLA MAREMMA

 ARGENTARIO

Il monte Argentario è una interessantissima zona marittima nel cuore della Maremma Toscana. I Borghi che scandiscono il suo perimetro sono ricchi  di storia e di tradizioni culturali, ma anche importantissimi aspetti  naturalistici.

La prima tappa del viaggio sull’Argentario è ORBETELLO, città che vanta origini etrusche e che fu molto importante anche in epoca romana. Nel medioevo vide potenziare le sue difese ma fu soltanto nel rinascimento che dopo la caduta della Repubblica di Siena divenne la Capitale spagnola dello Stato dei «Reales Presidios di Toscana». La sua posizione geografica infatti era ben protetta su di un lato dalla Laguna e sull’altro dal monte Argentario, cosa che rendeva il luogo sicuro anche dalle incursioni dei pirati. Oggi Orbetello mantiene intatto il suo antico tessuto urbano e durante la visita è possibile ammirare i resti delle mura etrusche, il centro storico, il duomo di Santa Maria Assunta e le strutture difensive spagnole.

Proseguendo l’itinerario si raggiunge PORTO ERCOLE dove spiccano le poderose fortezze spagnole di Forte Stella e di Forte Filippo, mentre il borgo è dominato dalla possente Rocca.

Proseguendo ancora si raggiunge PORTO SANTO STEFANO con le sue case arroccate lungo le colline che degradano verso il mare e dalla fortezza in posizione dominante, caratterizzando uno scenario intriso di antico e moderno. Qui è possibile visitare l’Acquario del Mediterraneo.

A circa metà strada salendo verso la cima dell’Argentario, nel mezzo di una fitta macchia mediterranea, si giunge al Convento della Presentazione dei padri Passionisti, dove San Paolo della Croce vissuto nel 1700 ha fondato la Congregazione della Passione di Gesù Cristo; è possibile qui visitare e pregare nella piccola chiesa, fermandosi anche qualche giorno.

Sul misterioso colle di ANSEDONIA all’estremità est del tombolo della Feniglia, area naturale e protetta ottima per passeggiate ed escursioni naturalistiche, sorgeva l’acropoli etrusca di Cosa. Ancora oggi si possono ammirare i resti del tempio di Giove, il foro, le mura.

Infine si suggerisce una sosta a  TALAMONE per ammirare l’imponente Rocca che la storia Italiana ha immortalato nel contesto della famosa impresa dei mille di Giuseppe Garibaldi. Da qui inizia la catena collinare a picco sul mare dell’Uccellina, con torri di avvistamento e le suggestive cale raggiungibili in barca.

CAPALBIO

Suggestiva cittadina dolcemente adagiata sopra una collinetta nel verde della pianura maremmana.  Fu un importante castello medievale e rinascimentale. Capalbio ha sempre svolto un ruolo di rilievo nella Maremma e più volte è stato teatro di aspre battaglie. Verso la fine del XIX secolo divenne la sede di numerosi briganti tra i quali il famoso Domenico Tiburzi, che qui fu ucciso dai carabinieri del Regno nel 1896, dando origine ad una significativa quanto particolare commistione tra storia e leggenda, di cui ancora si possono trovare profonde tracce nelle storie e nelle ballate dei cantastorie della Maremma.

Ai piedi della collina di Capalbio, e più esattamente in località Garavicchio, sorge il famoso Giardino dei Tarocchi, frutto dell’estro creativo dell’artista Niki de Saint Phalle. L’esposizione è ispirata agli arcani dei Tarocchi ed è un mirabile esempio di fusione tra ambiente naturale ed istallazioni di arte contemporanea. Venne realizzato tra gli anni settanta ed il 2002, anno della scomparsa dell’artista.

– La chiesa di San Nicola, con affreschi del sec. XIV-XVI

– L’Oratorio della Provvidenza, con affreschi del sec. XV-XVI

– Oasi del WWF, Lago di Burano

ISOLA DEL GIGLIO

L’isola del Giglio è la più grande dell’arcipelago di Grosseto e grazie ad una particolarissima conformazione geologica, possiede una costa granitica che progressivamente sale fino a raggiungere nel picco più alto circa 500 metri di altitudine slm. All’interno dell’isola si trovano tre paesi, PORTO, CASTELLO e CAMPESE, la   visita dei quali scandisce perfettamente l’andamento dell’isola spaziando dai fondali cristallini del Porto al picco roccioso di Castello con i suoi bellissimi panorami fino ad arrivare alla zona balneare di Campese sul versante opposto. Il nostro itinerario si svolge attraverso questi tre paesi e prevede l’osservazione particolareggiata del paesaggio e della storia che spazia dall’epoca etrusca fino ai nostri giorni.

L’isola del Giglio, oltre che per le particolarità storiche e paesaggistiche, è molto importante anche per essere stata la prima sede di sepoltura di San Mamiliano, evangelizzatore e patrono del territorio maremmano. L’isola tributa a San Mamiliano una grande importanza religiosa, in quanto ne fu il salvatore da una grande invasione di pirati che sarebbe stata letale per i suoi abitanti.

Per info: isoladelgiglio.it   |   giglionews.it

ISOLA DI GIANNUTRI

Giannutri è l’isola più meridionale dell’Arcipelago Toscano e si trova a circa 8 miglia a sud-est dell’Isola del Giglio, del cui comune fa parte, e a circa 6 miglia a sud dell’Argentario.  Lunga circa 3 chilometri e larga poco più di 500 metri, per una superficie di 2,6 km², è caratterizzata da un aspetto a semi-anello e una costa frastagliata e rocciosa. Sull’isola sono presenti due approdi: Cala Spalmatoio a sud-est e Cala Maestra a nord-ovest. Sono presenti solo quattro alture: Poggio Capel Rosso (88 m), il punto più alto dell’isola, Poggio del Cannone, Monte Mario e Monte Adami.

L’isola fu abitata occasionalmente durante l’Età del Bronzo, vide il suo massimo splendore in epoca romana, quando furono realizzati il porto e una villa lungo la costa occidentale, costruita dalla famiglia degli Enobarbi. Terminati gli splendori di epoca romana, l’isola si trovò di fatto disabitata per molti secoli, essendo situata in mare aperto e avendo un territorio quasi piatto che non permetteva rifugi naturali in caso di incursione piratesche. Spesso gli stessi pirati vi sbarcavano per trovare covi temporanei nelle grotte dell’isola, in vista di assalti verso le coste della Toscana. Entrata a far parte dello Stato dei Presidi nella seconda metà del XVI secolo, i governanti spagnoli studiarono la possibilità di realizzare a Giannutri un sistema difensivo ma tali progetti non furono mai realizzati.

LA MONTAGNA E IL MONTE AMIATA

SANTA FIORA

Città le cui origini si perdono in epoca etrusca, ma fu soltanto durante il Medioevo che la potente famiglia degli Aldobrandeschi decise di costruirvi un poderoso castello. Fu un periodo così importante che Santa Fiora si guadagnò anche la celebre citazione dantesca nella Divina Commedia: « Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura / d’i tuoi gentili, e cura lor magagne; / e vedrai Santafior com’è oscura!» (VI). Verso la fine del XIV secolo la contea passò in eredità agli Sforza, i quali decisero di mettere in opera la ristrutturazione della fortezza e dei numerosi palazzi, trasformando la città in un gioiello architettonico degno del rango tipico di una così potente famiglia. Durante la seconda metà del XV secolo gli Sforza incaricarono il famoso ceramista Andrea delle Robbia di realizzare una pregevole serie di ceramiche policrome per decorare la pieve romanica della città. Oggi tali opere, come in un prezioso scrigno, sono ancora custodite nella pregevole pieve delle sante Flora e Lucilla, patrone di Santa Fiora.

– Chiesa delle Sante Flora e Lucilla, con le ceramiche robbiane

Piazza Arcipretura

– Chiesa della Madonna della Neve e la Peschiera

– Chiesa del Crocifisso (ex monastero di Santa Chiara)

PIANCASTAGNAIO

La zona di Piancastagnaio faceva parte dei terreni di cui era dotata, sin dal sec. VIII, l’abbazia di San Salvatore, da cui ha preso nome il vicino paese. Alla fine del sec. XII a Piancastagnaio esisteva già una piccola cinta muraria fortificata che racchiudeva la parte più alta dell’attuale centro storico. Nel secolo seguente, con lo sviluppo economico e la nascita del Comune, l’abitato si estese molto oltre queste mura.

Piancastagnaio, come altre zone appartenenti all’abbazia, fu ottenuto in feudo dai conti Aldobrandeschi di Sovana che, subito minacciati da Siena e da Orvieto, finirono col diventare feudatari di Siena nella seconda metà del sec. XIII. Estintisi gli Aldobrandeschi (del ramo di Sovana) nel 1284, di nuovo Siena e Orvieto si contesero la zona. Orvieto prevalse nella prima metà del sec. XIV, poi Siena, minacciata però dagli Orsini di Pitigliano. Non senza diffidenze e ostilità, il comune di Piancastagnaio fini, nella prima metà del sec. XV, a far parte della Repubblica di Siena (1440), che inviava un podestà.

Troppo debole per mirare ad una vera indipendenza politica, il comune si preoccupò costantemente di avere una protezione che, in cambio di un tributo e dell’uso della rocca, lo difendesse militarmente, ma rispettasse l’autonomia amministrativa ed economica.

Piancastagnaio rimase fedele a Siena, finché questa fu sopraffatta da Firenze (resa di Montalcino, 1559). Nel 1601 il granduca di Toscana concesse Piancastagnaio in feudo al marchese Giovanni Battista Bourbon del Monte, già generale delle fanterie della repubblica veneta. Con lui ed i suoi successori il Marchesato di Piancastagnaio ebbe definiti i suoi confini territoriali che ancora oggi permangono. Il dominio dei feudatari cessò nel 1777.

– Il centro storico e la rocca aldobrandesca

– Le chiese di Santa Maria Assunta e San Filippo Neri

– Il Santuario della Madonna di San Pietro e la chiesa di San Francesco

– Il Leccio di San Francesco